il modello produttivo

L’intuizione di proporre un nuovo modello produttivo è nata dalla constatazione dello stato di profonda crisi dell’agricoltura moderna, basata sulla monocoltura e sulla forte dipendenza da input esterni. A partire dal dopoguerra l’agricoltura moderna, nella misura in cui ha incrementato la produttività dei terreni, è andata degradando ed esaurendo le risorse naturali che fino a quel momento avevano permesso un certo equilibrio tra i fattori naturali della produzione agricola (acqua, suolo, aria, animali) e l’attività umana.

L’impiego massiccio di fertilizzanti di sintesi ha provocato un rapido dilavamento dei microelementi del suolo ed ha fatto in modo che grossi quantitativi di N, P, K (azoto, potassio e fosforo) siano ormai bloccati al suolo e non assimilabili dalle piante. L’uso dei diserbanti ha distrutto o paralizzato l’attività microbiologica del suolo, impedendo la formazione di sostanza organica e humus. Gli agrofarmaci hanno portato grandi squilibri nelle popolazioni di insetti e nelle catene trofiche dell’ecosistema agricolo, causando la selezione di generazioni resistenti agli insetticidi.

Infine, un uso inappropriato della meccanizzazione ha provocato la distruzione della struttura, la compattazione e, nelle zone di collina e montagna, estesi fenomeni di erosione del suolo. Gli alti livelli di erosione, che in alcune aree italiane superano le 10 t/ha/anno, è forse il fenomeno più preoccupante perché dilapida rapidamente il capitale più importante per l’azienda agricola, il suolo.
È proprio nel suolo che si realizza una parte fondamentale dei cicli biogeochimici indispensabili per la vita. Sono la ricchezza e la salubrità del suolo che permettono la coltivazione di piante sane ed equilibrate che generano, a loro volta, salute per gli animali e per le persone.

Per questi motivi, abbiamo deciso di basare il nostro lavoro sulla rigenerazione del suolo e sulla corretta nutrizione delle piante, incrociando le buone pratiche agricole con le moderne conoscenze scientifiche proponendo un modello produttivo all’avanguardia.

Quindi cura dei terreni e trattamenti nutritivi degli stessi fondati su mix tra concimazione organica, pacciamature, rotazione delle colture e microrganismi.  Trattamenti con prodotti rigorosamente consentiti da disciplinare biologico e tempestiva consulenza tecnica agro-ecologica.

il territorio sano

Alla fine del 2015 la produzione di pomodori in provincia di Caserta è aumentata del 50% rispetto all’anno precedente. Il dato diffuso a livello locale viene confermato dalle organizzazioni campane degli agricoltori. Secondo gli osservatori il boom nella produzione dell’«oro rosso» rappresenta il superamento del trauma della Terra dei Fuochi che negli anni recenti aveva messo in ginocchio una delle voci più importanti dell’economia della Campania.

La nomea di territorio avvelenato e contaminato aveva inseguito i prodotti agricoli sui mercati dentro e fuori l’Italia decretando un crollo dei prezzi e delle vendite.

Le indagini, i campionamenti, le analisi del ISS (Istituto Superiore di Sanità) ed altri Enti commissionati in seguito ai provvedimenti governativi denominati impropriamente con “LEGGE TERRA DEI FUOCHI” evidenziano che su migliaia e migliaia di ettari solo «Solo 15 ettari» sono terreni fortemente contaminati.

Il punto di svolta è stato la pubblicazione delle analisi sui suoli e sui prodotti.
Tanto che, sui nostri terreni sono state effettuate le analisi, sia strutturali, fisico-chimiche che quelle sui metalli pesanti e sono risultate negative; tranquillamente consultabili per chi volesse approfondire.

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